HANDICAP

Dalla Rivista Psicologia e Scuola, n 27, 1985-86, Giunti ed.




Si tratta di un termine dalla vita quanto mai difficile, a causa della sua dilagante diffusione e della sua utilizzazione spesso non legittima. Tutto ciò ha prodotto una notevole confusione a riguardo del suo significato, tanto che sotto tale termine possono coesistere realtà molto diverse. Negli ultimitempi, comunque, è emersa una rassicurante omogeneità a riguardo di tale concetto, che permette di distinguerlo da altri concetti contigui. Il termine handicappato viene allora correttamente impiegato quando in una stessa persona coesistono i seguenti aspetti:

-- deficit (prenatale, perinatale, neonatale e postnatale) dinatura organica, che costituisce il fattore eziologico di decisiva importanza;
-- seria compromissione per quanto riguarda l'adattamento della persona nei confronti delle richieste ambientali.

Tale definizione, pur nella sua stringatezza, ci permette di chiarire il campo ora confuso dell'handicap e di utilizzare tale termine con un minimo di legittimità. Infatti, una persona la quale presenti un deficit di natura organica, che però non comprometta le sue possibilità di adattamento alle richieste ambientali, non può essere etichettata come handicappato. Il termine più corretto in questi casi è quello di «menomazione». Accanto a situazioni così contrassegnate ve ne sono altre, nelle quali invece non e' presente alcuna disfunzione di natura organica. Malgrado ciò,la persona presenta gravi alterazioni nelle sue capacità di adattamento. Quando ciò si verifica è utile ricorrere a termini quali disabilità di apprendimento, svantaggio socio-culturale, disfunzioni emozionali-affettive.

Col primo di questi si fa riferimento alle difficoltà che l'allievo presenta nell'acquisizione dei contenuti e delle strategie relative ad una o piò discipline. Col secondo al fatto che molti ostacoli all'adattamento sono il risultato di una situazione familiare di partenza fortemente depauperata dal punto di vista sociale, economico ed educativo. Col terzo termine infine ad ostacoli determinati da variabili emozionali, quali per esempio l'ansia, in grado di intaccare profondamente le capacità di apprendimento e di socializzazione dell'allievo.

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Paolo Meazzini